Utili a rischio: le ripercussioni dei cambiamenti climatici sui rendimenti azionari

Mercoledì, 13 Aprile 2022

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Gli investitori che continuano a puntare sulle società ad alte emissioni, quelle quindi con una forte impronta ecologica, stanno assumendo rischi più elevati di quanto credono. Nella nuova normalità, le sanzioni finanziarie per le emissioni di CO2 aumenteranno, pertanto gli investitori devono tener conto dei rischi legati al prezzo delle emissioni di carbonio, ovvero la differenza tra il prezzo attuale delle emissioni e il prezzo che probabilmente dovranno pagare in futuro con la neutralità climatica.

                           

Gli investimenti responsabili acquisiscono sempre più importanza per gli investitori. Sul fronte climatico si va diffondendo la convinzione che l’umanità deve cambiare direzione per tutelare l’ambiente.

Eppure, quando affrontiamo questo tema con gli investitori, dobbiamo spesso dipanare qualche dubbio.

Certo, i fattori ESG e il clima sono importanti, tuttavia sembra difficile comprendere quanto siano importanti, e ancor più complesso integrare tali tematiche nei portafogli.

I dubbi spesso nascondono una dicotomia. Da una parte crescono i segnali che è necessario pensare all’impatto climatico in fase di costruzione del portafoglio, dall’altra parte il nostro dovere fiduciario ci dice che dobbiamo agire nel migliore interesse dei clienti. Per molti investitori, questi obiettivi sono ancora difficili da conciliare.

Abbiamo cercato allora un modo per colmare il divario tra il rischio finanziario e il rischio climatico e per aiutare gli investitori a conciliare le esigenze climatiche con il conseguimento di un rendimento aggiustato per il rischio ottimale.

Considerare il rischio correlato al prezzo delle emissioni di CO2 serve proprio a questo. A nostro giudizio, integrando l’analisi del rischio legato al prezzo delle emissioni di carbonio è possibile delineare un quadro più chiaro del rischio finanziario e di come ottimizzare il portafoglio tenendo conto di tali rischi.

  

Carbon pricing: un indicatore di rischio sempre più rilevante

Esaminiamo allora il rischio correlato al prezzo delle emissioni di carbonio. Ci riferiamo, nello specifico, a cosa può accadere a un portafoglio se nell’analisi dei rischi teniamo conto del prezzo delle emissioni.

Il carbon pricing fa riferimento a una rete di iniziative globali volte a contenere le emissioni di gas serra. Nella figura seguente vediamo (a sinistra) che il 23% delle emissioni globali di carbonio oggi è “coperto” da iniziative di carbon pricing, come le tasse sulle emissioni (carbon tax) o i sistemi di scambio di quote di emissione (ETS, emissions trading systems). Il colore rosso fa riferimento ai dati UE, il blu scuro alla Cina.

La figura indica che i sistemi di negoziazione delle emissioni sono in aumento in tutto il mondo. La figura a destra rappresenta la diffusione di tali sistemi nel mondo.

  

  

Le iniziative di carbon pricing sono in aumento, ma sono pur sempre agli inizi, sono ancora complesse e frammentarie, e miglioreranno col tempo. Quel che vogliamo sottolineare, in questo momento, è l’importante collegamento tra il prezzo delle emissioni di gas serra e i rischi non quantificati che potrebbero rientrare nel portafoglio.

  

Costi non quantificati

Se vogliamo esaminare la questione in modo scientifico, dobbiamo far riferimento al costo non quantificato delle emissioni. Si tratta della differenza tra il “prezzo del carbonio” che una società paga oggi e il prezzo che pagherà in futuro. Utilizziamo i dati di Trucost che fa parte di S&P Global.

  

  

Trucost, nella sua metodologia di calcolo del prezzo delle emissioni, delinea tre scenari. In ciascuna di tali previsioni, i prezzi delle emissioni saliranno moltissimo nei prossimi anni, pertanto aumenterà anche la differenza tra prezzo attuale e futuro, e dunque anche il costo non quantificato delle emissioni. Dato che gli schemi di carbon pricing sono uno dei principali strumenti a disposizione dei policymaker, possiamo aspettarci che il prezzo del carbonio continuerà ad aumentare nel tempo.

  

L’impatto del prezzo delle emissioni sugli utili

Per la nostra analisi abbiamo scelto di fare riferimento allo scenario intermedio delineato da Trucost (“intervento ritardato”). Sebbene sia una via di mezzo, a nostro giudizio esprime una stima conservativa sull’andamento del prezzo delle emissioni.

Per valutare in che modo il rischio non quantificato del prezzo delle emissioni incide sulla redditività aziendale, siamo partiti dall’indice MSCI World. Partendo dagli utili dichiarati, abbiamo cercato di rappresentare il rischio del prezzo delle emissioni, come differenza tra il prezzo che un’azienda paga oggi e quello che potrebbe pagare in futuro, nonché le sue ripercussioni sull’EBITDA. Abbiamo ottenuto un indicatore degli “utili a rischio”, o più precisamente dell’EBITDA a rischio (per EBITDA si intende l’utile al lordo di interessi, imposte e ammortamenti, è un indicatore comunemente utilizzato per valutare il rendimento operativo di una società).

La nostra analisi evidenzia un rischio significativo per gli utili futuri, derivante dal costo futuro atteso e non quantificato delle emissioni, in particolare per i settori dell’energia, dei materiali e dei servizi di pubblica utilità. Nei servizi di pubblica utilità, per esempio, il previsto aumento del prezzo delle emissioni potrebbero ridurre l’EBITDA medio del settore del 50% entro il 2040.

È importante sottolineare che il 2040 è ancora lontano e che l’esito dipende molto dai modelli e dai cambiamenti che verranno apportati a livello delle emissioni aziendali e dei relativi modelli di business. Non possiamo dire per certo cosa accadrà. Tuttavia, sulla base dei dati a cui abbiamo accesso oggi, possiamo notare che il prezzo delle emissioni rappresenta un rischio significativo per gli utili aziendali, sulla base delle emissioni attuali e della salute finanziaria dell’impresa.

  

Soluzioni Climate-Transition e Paris-Aligned

In quest’articolo facciamo un semplice stress test. Come reagirebbe un settore, o un portafoglio, alle variazioni del prezzo delle emissioni, e in che modo ciò si ripercuoterebbe sugli utili e sul valore di mercato?

Proseguiamo l’analisi considerando esposizioni alternative ad alcuni indici tradizionali, utilizzando gli indici PAB – Paris-Aligned Benchmark - e CTB – Climate Transition Benchmark. Tali indici, e gli ETF che li replicano, puntano a ridurre immediatamente le emissioni di carbonio di una determinata esposizione (del 50% per i PAB e del 30% per i CTB) per poi ridurre le emissioni in portafoglio nel tempo, in genere del 7% all’anno.

Abbiamo adottato lo stesso procedimento di prima: stesso indice, stesso universo, stesso portafoglio. Se le emissioni di carbonio vengono ridotte del 50%, possiamo semplicemente dividere gli utili a rischio per due (v. la figura seguente Utili a rischio).

L'impatto sul valore d'impresa

Per calcolare le ripercussioni sul portafoglio abbiamo analizzato anche il rapporto tra valore d’impresa e EBITDA utilizzando un modello semplice che mostra la perdita prevista in termini di valore d’impresa sulla base di un moltiplicatore EV/EBITDA di 10.

Entro il 2030, sempre partendo da uno scenario intermedio, stimiamo una perdita del 16% del valore d’impresa medio dell’indice MSCI World.

       

  

Abbiamo poi applicato la stessa procedura al valore d’impresa (EV, enterprise value) a rischio, ovvero la prevista riduzione del valore d’impresa in un portafoglio (v. la figura seguente Valore d’impresa a rischio). La figura comincia con l’azzurro, a rappresentare l’Europa, seguito da turchese per l’indice CTB e dal verde per l’indice PAB. Possiamo notare che il rischio si riduce in modo pressoché automatico investendo negli indici CTB o PAB. È interessante sottolineare che la riduzione è abbastanza uniforme in tutte le regioni. 

  

  

Dunque, se consideriamo un portafoglio Europa, Stati Uniti o Globale, e vogliamo ridurre le emissioni di gas serra, a tale calo corrisponde una riduzione proporzionale del rischio finanziario. Dal punto di vista degli investimenti ciò potrebbe dunque facilitare la scelta.

In conclusione, dato che i sistemi di carbon pricing continueranno a esistere e il prezzo delle emissioni in futuro verosimilmente salirà, il rischio per le aziende è enorme e sottovalutato, soprattutto nei settori dell’energia, dei materiali e dei servizi di pubblica utilità. Gli indici sul clima come i PAB (in linea con l’accordo di Parigi) riducono in misura significativa le emissioni di gas serra, e potrebbero ridurre molto anche il rischio correlato al prezzo delle emissioni di CO2 implicito in posizioni di portafoglio come quelle odierne.

Questa analisi ci consente quindi di collegare le emissioni di CO2 alla performance finanziaria di un portafoglio. 

Per saperne di più sui nostri ETF sul clima, sulla loro performance e sui rischi, vi invitiamo a contattare un rappresentante Amundi e a consultare il nostro hub sul clima .